mercoledì 3 giugno 2015

Ferdinando Scianna e l'agonia della fotografia.





Leggo un recente articolo sulla rivista online DOPPIOZERO in cui il buon Scianna ci parla di una lenta agonia della fotografia.

Crisi ? Agonia ? Quale ?
Non possiamo parlare di crisi della fotografia se non determiniamo con esattezza cosa significa la parola crisi.
Ogni volta che il mondo cambia ci sono funerali.Veri e fittizi.
Ci fu quello della pittura al nascere della fotografia.Quello della fotografia al nascere del cinema.Ci fu il funerale della carta al nascere del PC.L'ultimo, quello dei libri al nascere di internet.E molti altri.
La fotografia in quanto ambito professionale di lavoro, nei diversi settori, è inserita in un sistema economico e sociale che oggi, soffrendo, non risparmia nessuno.La fotografia ne è colpita in quanto professione.Se guardiamo infatti il settore non professionale troviamo un entusiasmo ed una energia insieme al numero dei praticanti che non si era visto dagli anni '70 in poi.Quindi mi piacerebbe chiedere a Scianna a quale tipo di crisi e agonia si riferisce nel suo articolo.
Se molti professionisti non vendono più come prima o non hanno più la quantità di committenza che hanno avuto in passato questo ha a che fare con un sistema sociale ed economico che è in tilt.
Non è certo perchè la fotografia non ha più nulla da dire.Quando ci fu l'avanzata delle reflex a scapito del banco ottico, nessuno parlava di crisi della fotografia.Proviamo a guardare un altro settore, quello della musica,dei musicisti e dei dischi.Vi sembra che la musica sia in crisi ?
Ad essere in fortissimo cambiamento è il sistema di produzione e diffusione che viene fatto in altro modo.Se c'è crisi è una crisi economica del sistema che gira intorno alla musica ma non è la musica.
Penso sia giusto parlare di agonia se scomparisse il fotografo,il musicista,lo scrittore e non quando,invece, è tutto quello che sta intorno a cambiare ed evolversi in maniera diversa.In questo caso è necessario rivedere la maniera di pensare la professione del fotografo, in tutti i suoi aspetti, ma non ripensare la fotografia, essa infatti, si evolverà in maniera autonoma come ha fatto fin'ora.
La fotografia che si vende nelle gallerie o esposta nei musei credo sia molto lontana da essersi svuotata dalle sue vesti culturali, casomai possiede quel qualcosa in più che manca alla fotografia prettamente commerciale o di documentazione che rimane troppo spesso ingessata su se stessa. Mi scuserà il buon Scianna se lo affermo con forza, ma il mondo dell'arte è un po' più complesso (pur avendo i suoi lati negativi) di quello dei fotoreporter e non è certo cercando di fare il “salto” verso le gallerie che ci si può salvare. Intento dire che in molti ci tentano senza mai aver conosciuto da vicino quel mondo ma, il più delle volte, si rivela un salto nel buio.Magari fosse così facile.E poi, ritornando sui propri passi cominciano a denigrare il mondo della fotografia fine art e delle gallerie come un qualcosa di inutile, di “svuotato” oppure qualcosa di snob fine a se stesso. Riguardando la storia dell'arte degli ultimi 100 anni, ci penserei un attimino prima di fare questo tipo di affermazioni.

lunedì 2 marzo 2015

NOVITA' : SIAMO TUTTI FOTOGIORNALISTI.

Copyright  Crewdson

                                                             Copyright  Lorca diCorcia


E' nata una nuova fotografia : il  FOTOGIORNALISMO  INTENZIONALE lo ha stabilito la giuria del WPP confermando il recente premio (meritato a mio avviso) al fotografo Troilo.
Stabilendo che una storia, e quindi l'informazione, si può inventare.Basta non barare.Basta aver visto, in altro momento una certa cosa e aver vissuto per un attimo quell'esperienza visiva.
Quindi, sappiamo adesso che artisti come Lorca diCorcia e Crewdson sono anche dei fotogiornalisti. Solo che essendo innanzitutto degli artisti, come al solito, sono arrivati prima degli altri a questo nuovo (nuovo ? ) concetto di raccontare le storie attraverso la fotografia.Quindi di fare fotogiornalismo.
Consiglierei alla somma giuria del WPP di abolire ogni sezione e ogni etichetta.La fotografia non ha etichette da supermercato, queste sono state inventate semmai da uomini dalle strette vedute...

venerdì 27 febbraio 2015

FOTOGIORNALISMO in POSA

Una foto bella e costruita.Più in posa di così si muore (di noia).
Copyright 2004 Arko Datta

giovedì 19 febbraio 2015

LA DERIVA ICONOCLASTA DEI CONCORSI FOTOGRAFICI


Il lavoro fatto è molto bello.Cos'è ? E' fotografia contemporanea semplicemente. Abbiamo bisogno di una sotto-etichetta ? Potremmo chiamarla POST FOTOGIORNALISMO o FOTOGIORNALISMO INTENZIONALE. Ma nella sostanza cambierebbe poco, semmai quei giurati del WPP non saprebbero dove collocarlo e inventerebbero subito una nuova sezione con uno di questi due nomi, così nessuno potrà mai più burlarsi di loro.....
Si è tanto parlato di etica del fotogiornalismo ma si dovrebbe anche parlare di etica di queste giurie
dai gusti prevedibilissimi come il risultato di una partita di calcio tra la prima in classifica e l'ultima.
Per anni queste giurie ci hanno inondati di piètas, tutte uguali anno dopo anno. E vincevano in ogni concorso parrocchiale, scolastico, condominiale e cimiteriale.Adesso che hanno voluto, per così dire, rinnovarsi per non soccombere loro stessi sotto una montagna di noia, immediatamente sono stati sgamati per l' assoluta imcompetenza e incapacità di guardare.

Non sarebbe giunto, per caso, il momento di chiudere questi premi ?

lunedì 5 gennaio 2015

                       I PEPERONI DI WESTON  E  I  FILES  DI  PEPERONI


  La fotografia si fa, si crea. In seguito, soggetta alla compravendita, diventa merce.La compravendita delle merci è governata dalle leggi dell'economia e alle regole del libero scambio.I prezzi delle merci sono stabiliti dal gioco della domanda e dell'offerta.Vale per tutto, per il greggio, per l'oro e le monete, per i peperoni e il sesso.Vale anche per i fotografi e le fotografie.Davanti ad un offerta spropositata rispetto alla domanda, ecco che si verifica il crollo dei prezzi.Qualche decennio fa, Araki disse che il futuro della fotografia era nella quantità.Forse qualcuno ha voluto sovvertire questa affermazione,Araki non ha mai detto che questa tendenza fosse cosa positiva.
L'esplosione delle nuove tecnologie ha portato ad una produzione abnorme di immagini e l'uso sconsiderato della nuova tecnologia ha prodotto una quantità di merce di molto superiore alla domanda. Se i fotografi adesso non lavorano più o fatturano, vendendo files per pochi euro, 300 euro al mese, non è colpa della tecnologia ma dell'uso sbagliato che molti professionisti ne fanno.
Non è colpa dell'editoria che anche se non fosse in crisi non potrebbe comunque assorbire tutta questa gigantesca quantità di immagini.Il mondo è già troppo pieno di immagini,miliardi di foto.A cosa serve continuare a produrre le stesse foto,fatte già da altri, sugli stessi argomenti e soggetti ?
Se vogliamo comprare l'immagine di un peperone basta andare sul web e ne troviamo per pochi euro a migliaia.Ma se vogliamo comprare il peperone di Weston è un problema, un grosso problema.Perchè ? Come minimo dobbiamo recarci in una celebre galleria d'arte ma anche lì sarà difficile trovarlo.Allora possiamo tentare di cercarlo da Sotheby's  ma ci accorgiamo subito che li non lo possiamo comprare.Troppo caro.
Adesso mi chiedo, quale è il modello economico vincente per vendere fotografie ? 
A cosa serve continuare a produrre immagini che già esistono ?

martedì 16 dicembre 2014

venerdì 14 novembre 2014